
Tanti gli strumenti usati per raggiungere la comicità: ribaltamento del valore comunemente attribuito a frasi, oggetti e situazioni; capovolgimento dei canoni logici; parodia di stereotipi verbali e comportamentali. Così salta fuori quel linguaggio stralunato e smozzicato, ai limiti dell’afasia, che, unito ad un atteggiamento di pigro e difensivo vittimismo, faranno la fortuna del personaggio inventato da Massimo Troisi. Le pur minime ambientazioni e gli improbabili costumi, arrangiati ed approssimativi, seguono lo stesso principio: come nei giochi di un bambino oggetti comuni come un asciugamano o un retino da pesca possono diventare un turbante o un'aureola. L'arte di arrangiarsi - tipicamente napoletana - che sa fare di necessità virtù, viene sfruttata per esaltare l'effetto comico. Questo spettacolo si propone non di imitare (sarebbe anche irriverente, come disse in un intervista Massimo Troisi quando venne paragonato a Eduardo e Totò), ma di ricordare tre ragazzi come noi che hanno rappresentato il teatro nella sua forma più pura e semplice, inseguendo con un umiltà e passione il sogno del successo
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